Reggio Calabria
 

Progetto “A-‘Ndrangheta”: gli studenti di Polistena (RC) a lezione di integrazione e tolleranza

La storia di "Malak" e il suo percorso di integrazione è il filo conduttore dell'omonimo libro scritto da Francesco Greco, docente di religione al Liceo Statale "Giuseppe Rechichi" di Polistena.
Il rapporto con i compagni, la sfida della tolleranza per i coetanei italiani, il fondamentalismo islamico, tutti temi di attualità che si dipanano nel racconto presentato lo scorso 6 dicembre all'Auditorium Comunale di Polistena.
L'iniziativa è stata organizzata nell'ambito del progetto "A-'ndrangheta. Una città senza crimine", voluto dal Questore Maurizio Vallone e organizzato nel comune pianigiano in sinergia tra il Liceo "Rechichi" e l'istituto di istruzione superiore "Renda".
Il Dirigente Scolastico Francesca Maria Morabito ha ringraziato gli ospiti e gli studenti ricordando l'attenzione delle scuole sui temi oggetto del dibattito e le esperienze concrete perseguite tra i banchi di scuola con i tanti minori non accompagnati inseriti nel contesto scolastico italiano.
Roberto Montagnese, referente dell'iniziativa per il "Renda", ha portato i saluti del dirigente Loprete e ha sottolineato il lavoro quotidiano dei docenti nel trasmettere i principi di cittadinanza e di legalità agli allievi.

Assenti giustificati il Sindaco Michele Tripodi (per la concomitante presenza del commissario Cotticelli all'Ospedale di Polistena) e il Vice Dirigente del Commissariato di Gioia Tauro e tutor del "Rechichi", Andrea Matrella, impegnato al Porto nelle operazioni di sicurezza per la protesta dei migranti.
Per la Questura, dunque, presente il Commissario Capo del Commissariato di Polistena e tutor del "Renda", Marco Gagliano, che ha portato agli studenti l'esperienza della gestione della tendopoli di San Ferdinando.
«Il problema dell'integrazione dipende in larga parte dal non essere riusciti a inserire gli immigrati nel nostro contesto sociale - ha dichiarato. Sono uomini che giungono qui per lavorare e le cui difficoltà scaturiscono dall'assenza di condizioni di vita dignitose. Da qui la scelta di scegliere la via dell'illegalità e di dedicarsi a furti, rapine, spaccio. Ma quella della tolleranza - ha continuato - è una questione ricorrente e si lega a ragioni storiche. Noi italiani, soprattutto di un Sud povero e arretrato, conosciamo meglio di altri il fenomeno, per essere stati emigrati e come tali messi al bando ed emarginati. Questo ci può aiutare a comprendere il fenomeno di oggi che riguarda le popolazioni africane e voi giovani, dovete acquisire gli strumenti culturali affinché, come nuova generazione, possiate raccogliere e vincere la sfida dell'integrazione».
Per Fratel Stefano Caria, responsabile della comunità "Luigi Monti" «è difficile accogliere chi è diverso. Gli ostacoli molto spesso nascono da codici interpretativi diversi – ha affermato. E questo avviene anche tra gli italiani. L'aspetto importante – ha aggiunto – è però sapersi porre delle domande e riflettere. Questo aiuta a formarci e ad accettare gli altri, anche come atto di umanità».
«Solo il dialogo può aiutare a capire che "l'altro" può portare ricchezza e che, dietro l'intolleranza, si nasconde la paura». Inizia così la sua riflessione il professor Greco. «Questo volume non racconta una storia vera, ma nasce sicuramente da un'esperienza didattica e da tante situazioni che ho vissuto nelle classi come docente. Oggi la tecnologia ci ha permesso di eliminare le barriere e il mondo occidentale si mostra agli occhi dell'altra metà del globo nella pienezza dei suoi valori democratici e di libertà di cui i paesi dei migranti sono privi – ha continuato. Oggi noi temiamo soprattutto il pericolo del terrorismo – ha concluso – ma questo può essere combattuto solo con il rispetto verso l'altro, la sua storia, il suo vissuto culturale».