Regionali, Viscomi: “Io, in corsa per la Regione? Fare il deputato mi piace… e poi, al Pd serve un candidato ‘di sintesi’”. Cinquestelle, la carta giusta è Morra?

morranicola600ildispacciodi Mario Meliadò - Quale la situazione politica in vista delle Regionali calabresi, nell'afa di uno dei mesi d'agosto politicamente più intensi e appassionati degli ultimi 10-15 anni? Vediamo.

PD

Neanche il tempo di leggere l'annuncio semiufficiale su Repubblica, che ieri stesso sono partiti anche in Calabria i primi comunicati firmati dai Comitati di Azione civile, tradotto: gli avamposti sul territorio dell'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, pronto a una possibile, ma non scontata scissione dal Partito democratico. Un ibrido curioso, Azione civile (se verrà confermato il nome del nuovo soggetto politico: si desume dalla circostanza che i circoli sono appunto denominati Comitati di azione civile), con sigla Ac, identica cioè all'Azione cattolica per richiamarne l'ispirazione valoriale, epperò il nome mutuato da un ambizioso progetto politico dell'ex pm Antonio Ingroia miseramente fallito.

Chiaro che all'interno del Partito democratico adesso le cose potrebbero cambiare radicalmente a gran velocità: in caso la crisi di Governo sfociasse nel voto anticipato e i renziani lasciassero la casamadre, per Nicola Zingaretti il problema sarebbe davvero enorme.

Guardando alle Regionali in Calabria, il punto #1 è il seguente: chi si candida per i "piani alti" della Cittadella regionale di Germaneto, "si brucia". Nel Partito democratico romano, assai più che in quello calabrese, le "antenne" territoriali ma soprattutto le cifre stampigliate con nettezza sui sondaggi demoscopici hanno ingenerato questa convinzione: diversamente che, ad esempio, per Palazzo San Giorgio i vertici nazionali dèm hanno pertanto mandato a dire senza troppi complimenti al Governatore uscente Mario Oliverio che l'ipotesi di una sua riproposizione è senz'altro da escludersi, che per uno come lui (66enne, in politica da oltre 40 anni, 4 volte deputato, due volte consigliere regionale, sindaco della "sua" San Giovanni in Fiore, presidente della Provincia di Cosenza per due mandati e, dal 2014, presidente della Giunta regionale calabrese) sarebbe necessaria una richiesta di deroga che molto probabilmente al Nazareno respingerebbero e che, insomma, è arrivato il momento di dedicarsi a compilare cruciverba. La risposta di Oliverio, che già da tempo aveva lanciato la propria ricandidatura con ampio supporto "dal basso" di realtà civiche, è stata il decreto presidenziale con cui, il 31 luglio scorso, ha indetto le Primarie "per legge" (le stesse mai celebratesi nel 2014): strumento in teoria interessante, ma francamente depotenziato dalla sua facoltatività.

Che non sia più tempo di Primarie per il Pd, dal fronte locale a quello nazionale, è convinto il deputato Antonio Viscomi, spesso indicato come possibile candidato alla Presidenza di matrice renziana ma che a lasciare il Partito democratico in realtà non sembra affatto intenzionato: «Non sono affatto convinto che le Primarie siano lo strumento giusto per la selezione della classe dirigente, e in ogni caso in politica ogni sistema ha il proprio tempo: in atto, le Primarie non sono più lo strumento adatto per definire la candidatura dell'aspirante alla Presidenza per il partito e la coalizione. Io in corsa per la Regione? Ma io sto bene dove sto, fare il parlamentare a me piace... La sola cosa indispensabile adesso è trovare un candidato di sintesi, che unisca tutte le "anime" interne al Pd». Epperò, certo, «se me lo chiedesse il partito...».

POTERE AL POPOLO

Diversamente da altri spezzoni della cosiddetta Sinistra radicale, Potere al popolo «non intende dialogare con il Partito democratico» perché, come spiegato di recente a Catanzaro dal portavoce nazionale di Pap ed ex leader Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi, «in realtà fa politiche di Destra: più che mettere insieme i cocci, in Italia bisogna ricostruire un punti di vista di Sinistra, cioè l'uguaglianza».

Verosimilmente varrà lo stesso in chiave calabrese. Ma... c'è un "ma".

Proprio in queste ore, il sindaco di Napoli e fondatore del movimento Dema Luigi de Magistris ha fatto sapere che sì, specie se la crisi di Governo sfocerà in elezioni anticipate, lui e una serie di movimenti che hanno stretti legàmi con lui e Dema (per esempio, in Calabria, "Il Sud che Sogna") scenderanno in campo per prender parte da protagonisti alle prossime Politiche. Proprio con de Magistris c'era stato un tentativo d'intesa politico-elettorale organica da parte di Potere al popolo e altri soggetti vicini: questa scelta del primo cittadino partenopeo potrebbe essere foriera di passi venturi meno "solitari" per Pap e altre soggettività della galassia post-Pci.

MOVIMENTO CINQUESTELLE

Dire "cosa farà" Cinquestelle in occasione di un qualunque appuntamento elettorale è sempre complicato, anche perché certi criteri solidissimi, apparentemente granitici di questi anni improvvisamente appaiono friabili come grissini; e la nomenclatura, invece pure. Basti pensare alla pletora di deroghe che potrebbe essere messa in campo in caso di Politiche anticipate per salvare i "mejo fichi der bigoncio", i dirigenti pentastellati più rappresentativi. Quanto ai nomi, quelli più vociferati in assoluto sono quelli della deputata di Tropea Dalila Nesci e del senatore cosentino Nicola Morra, quest'ultimo oltretutto presidente della Commissione parlamentare antimafia. Resta sulla breccia come papabile per ogni occasione Laura Ferrara, anche se i bookmaker darebbero questa scelta a quote altissime: l'europarlamentare è stata appena riconfermata, difficile possa rimettersi in gioco a pochi mesi di distanza dal voto per Strasburgo. Attenzione, all'interno del movimento, anche per il deputato cosentino Alessandro Melicchio, autore di una "crociata" contro i vitalizi e di una proposta di legge regionale per debellarli. Del resto è vero pure che a questo giro l'ipotesi di un esterno (ricorrenti i nomi di significativi imprenditori come l'ex presidente di Confindustria Calabria Pippo Callipo e il testimone di giustizia "Premio Ambrosoli" Nino De Masi) potrebbe assumere particolare peso, considerate le tendenze di "nuovo corso" in materia di direttive nazionali quali, ad esempio, l'inedita apertura verso alleanze elettorali con liste civiche.

A proposito di pentastellati, va peraltro ricordato come il Meetup Reggio Cinque Stelle abbia anche formulato una richiesta di scioglimento del Consiglio regionale, dopo l'arresto di Sandro Nicolò nel contesto del blitz contro la 'ndrina Libri. «Sere un sussulto etico – hanno scritto tra l'altro gli attivisti, nell'appellarsi proprio al presidente dell'Antimafia Morra – che permetta alla stragrande maggioranza di reggini e calabresi perbene di mettere all'angolo la 'ndrangheta e i suoi sodali».