Regionali, "malpancisti" invocano Grillo: "Senza suo intervento, M5S muore". E si studiano limitazioni ai poteri di Di Maio

grillo dimaioUn vero e proprio terremoto sta scuotendo all'interno il Movimento 5 Stelle, dopo la decisione del Capo politico Luigi Di Maio di affidare a Rousseau la decisione di partecipare o meno alle prossime elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna, previste per il 26 gennaio.

Un Movimento diviso e dilaniato da chi vorrebbe con forza la partecipazione alle due tornate elettorali, e chi, invece, chiede di prendere una pausa per ritrovare il vero spirito che ha caratterizzato la storia dei 5 Stelle.

I malpancisti della linea portata avanti dal capo politico chiedono da tempo l'intervento di Grillo per invocare una maggiore collegialita' sulle strategie pentastellate. Il fondatore del Movimento per ora e' rimasto fuori dalle polemiche interne ma, già domani, potrebbe essere a Roma oer tentare di risolvere la questione.

"O torna in campo lui oppure questo Movimento rischia di morire", e' la tesi piu' allarmante di molti esponenti M5s. La richiesta e' quella di arrivare ad una gestione condivisa e partecipata, di fare in modo che il Movimento - come sostiene un altro 'big' - recuperi l'identita' perduta. "O interviene lui oppure ci sara' una frattura traumatica", spiega un senatore. Sia alla Camera che al Senato l'irritazione da parte di molti esponenti M5s e' crescente. Ci Capannelli nell'Aula di palazzo Madama e di Montecitorio. "Ma e' possibile che Di Maio vada in Campania e in Sicilia mentre si vota in Emilia Romagna e in Calabria?", si chiedono in molti. Ed ancora: "Come puo' un lombardo esprimersi sull'Emilia Romagna? Perche' prima ha deciso di incontrarci diverse volte e poi vuol far parlare Rousseau? Che ci ha convocato a fare?", e' lo sfogo di molti. Il ministro degli Esteri ha spiegato questa mattina che le decisioni importanti "le prendiamo io e Grillo" e ha fatto capire che si e' sentito piu' volte con quest'ultimo anche sulla decisione di coinvolgere la piattaforma web sul tema delle prossime elezioni. Poi la spiegazione: "Nessuno dei nostri vuole andare con il Pd su quei territori. Se ci presentiamo ora non avremo tempo di avere degli stati generali per creare un'organizzazione solida". Ma i motivi addotti non convincono una gran parte dei parlamentari. "Come si fa a dire che andiamo in letargo? Com'e' possibile chiamare un 'time out' in questo momento?", osserva un'altra fonte. Il fattore 'desistenza' dovrebbe ovviamente giocare a vantaggio di Bonaccini nella battaglia piu' importante che il Pd si sta giocando contro Salvini, ma la fibrillazione nel Movimento 5 stelle e' legata direttamente alla leadership del Capo politico, riporta l'Agi.

La prima mossa di chi punta a ridimensionare in qualche modo il potere di Di Maio, riporta ancora l'Agi, dovrebbe avvenire al Senato. Martedi' prossimo dovrebbe essere portata nell'Assemblea la modifica dello Statuto che si votera' poi per parti separate. Ci stanno lavorando circa una decina di senatori. Tra i punti qualificanti si annovera il tentativo di far si' che Rousseau diventi solo uno degli strumenti, ma non quello decisivo. Il secondo punto importante e' quello relativo alla volonta' di aumentare il potere dell'Assemblea. Facendo in modo che a decidere non sia piu' solo il Capo politico che da statuto deve sentire i capigruppo. "Deve essere l'assemblea - questa la linea di chi sta ultimando il documento - a decidere". Il vero obiettivo e' dimostrare fedelta' al governo e al premier ma non piu' al capo politico. O perlomeno arrivare ad un organismo elettivo. C'e' poi un'arma - ancora nel cassetto - piu' dirompente, ovvero quella di una mozione con la quale chiedere a Di Maio di scegliere tra ministro e il ruolo di capo politico. C'e' chi sostiene che prima di far girare un documento - gia' preparato - si voglia arrivare a cento firme tra Camera e Senato. Ma sta di fatto che molti frenano per il timore di non essere piu' ricandidati e anche perche' nessuno ha intenzione di sostituirsi alla leadership di Di Maio. Anche chi sta lavorando sotto traccia ad una maggiore collegialita' - tra questi per esempio Morra - non si pone lo scopo di candidarsi come un'alternativa al responsabile della Farnesina. Il tentativo in ogni caso che verra' portato avanti sara' quello di chiedere a Grillo una mossa 'politica' prima che un impegno 'guiridico'. "Perche' e' Di Maio che ha il simbolo ma Grillo e' l'unico che puo' farlo ragionare", osserva un deputato. Poi c'e' un fronte piu' 'pessimista', ovvero di chi addirittura considera l'eventualita' di approdare al gruppo misto oppure di dar vita ad un nuovo Movimento. Al Senato e' in uscita Grassi ma altri ci stanno pensando. Ma le continue scosse interne al Movimento - questo il rischio - potrebbero creare un terremoto anche al governo. Zingaretti oggi ha smentito le voci di un suo timore sulla tenuta M5s ma e' chiaro che la cena che il premier Conte avra' con i ministri servira' pure a serrare le fila e a dare una prospettiva piu' ampia, che vada al di la' della legge di bilancio. I malpancisti M5s vorrebbero che si arrivasse ad una sorta di segreteria in cui non ci siano 'cooptati' ma il presidente del Consiglio - seppur preoccupato delle evoluzioni del dibattito interno al Movimento, secondo quanto riferiscono fonti ben accreditate - non ha alcuna intenzione di essere indicato come un punto di riferimento dei pentastellati. "Io - ha osservato Di Maio a 'L'aria che tira' su La7 - ero in discussione anche prima di diventare capo politico...". La verita', osserva i fedelissimi del ministro degli Esteri, e' che arrivano sempre delle critiche, anche quando lui lascia fare come sulla questione dei sottosegretari e del capogruppo di Montecitorio. Del resto e' lo stesso Di Maio ad osservare: "Se non controllo il gruppo sono debole, e non e' cosi', se lo facevo ero un dittatore... Insomma, come fai, sbagli".